lunedì 2 settembre 2013

La dura battaglia contro la disinformazione

Simpatico botta e risposta fra la redazione del Daily Telegraph, quotidiano britannico che ha la sventura di ospitare la penna di Robert Tait, ex giornalista del Guardian; e CifWatch, organizzazione no-profit impegnata nella lotto contro la disinformazione, la mistificazione, l'omissione in mala fede e non di rado l'invenzione di sana pianta di fatti che inevitabilmente mirano a gettare ombra e discredito su Israele. Ce ne siamo occupati qualche giorno fa. Nel tentativo di fornire appoggio alla cosiddetta "causa palestinese", il Telegraph ha gonfiato a dismisura il numero di rifugiati e profughi palestinesi; per tali intendendosi non coloro i quali furono persuasi dagli stati arabi belligeranti nel 1948 a lasciare Israele, dietro la promessa che vi sarebbero tornati ben presto a guerra (vinta) conclusa; bensì il numero degli arabi, e di tutta la loro discendenza, che può accedere ai generosi benefici dell'iscrizione all'UNRWA, un'agenzia delle Nazioni Unite che da decenni perpetra se' stessa dietro questo comodo e largo paravento. Si potrà obiettare che in questo momento ci sono emergenze umanitarie che richiederebbero almeno una parte del ricco budget messo a disposizione dell'UNRWA; ma non digrediamo.
Dunque l'articolo originale riportava:
«Sul tavolo sono ci sono i noti aspetti critici che hanno indotto il fallimento di precedenti tentativi di pervenire alla pace; segnatamente, i confini, gli insediamenti ebraici nei territori occupati, il destino di quasi cinque milioni di rifugiati arabi espulsi verso i paesi confinanti durante la Guerra d'Indipendenza israeliana del 1948; nonché lo stato di Gerusalemme, che entrambe le parti reclamano come propria capitale».

Cifwatch ha preso virtualmente carta e penna, e si è avvalsa del diritto riconosciuto dall'ordinamento britannico, sollecitando una rettifica: i rifugiati furono, stando all'ONU, 711 mila; dei quali solo 30 mila sono tuttora in vita. Mentre il dato di 5 milioni di rifugiati ha rilevanza soltanto ai fini dell'adesione ai benefici dell'UNRWA, un'agenzia creata appositamente per i palestinesi, e che adotta standard del tutto peculiari e diversi, rispetto a quelli impiegati per tutti gli altri rifugiati del mondo.
Pronta la rettifica del Telegraph, ancora una volta però equivoca:
«Sul tavolo sono ci sono i noti aspetti critici che hanno indotto il fallimento di precedenti tentativi di pervenire alla pace; segnatamente, i confini, gli insediamenti ebraici nei territori occupati, il destino di quasi cinque milioni di rifugiati arabi e dei loro discendenti espulsi verso i paesi confinanti durante la Guerra d'Indipendenza israeliana del 1948; nonché lo stato di Gerusalemme, che entrambe le parti reclamano come propria capitale».
Sfortunatamente la rettifica risulta ancora equivoca, dal momento che farebbe presupporre che a 5 milioni di profughi si aggiungano ulteriori rifugiati. Ulteriore richiesta di perfezionamento del testo, prontamente pervenuta:
«Sul tavolo sono ci sono i noti aspetti critici che hanno indotto il fallimento di precedenti tentativi di pervenire alla pace; segnatamente, i confini, gli insediamenti ebraici nei territori occupati, il destino 700 mila arabi rifugiati e dei loro discendenti (un numero ora cresciuto a 5 milioni), espulsi verso i paesi confinanti durante la Guerra d'Indipendenza israeliana del 1948; nonché lo stato di Gerusalemme, che entrambe le parti reclamano come propria capitale». 
 C'è voluto un po' di tempo, ma alla fine il Telegraph ha evitato una figuraccia.

Fonte originale.


Nessun commento:

Posta un commento