lunedì 2 gennaio 2017

La Risoluzione 2334 affossa le prospettive di uno stato palestinese

di Moshe Dann*

Aspramente criticata da Israele e da più parti, la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU (UNSC) 2334 è stata giudicata una pugnalata alla schiena. È una pugnalata; ma al petto. Oltretutto, vista l'ostilità dell'amministrazione Obama e dei membri del Consiglio di Sicurezza, era prevedibile e inevitabile. Ironia della sorte, però, la risoluzione getta le basi per una legittima annessione di Giudea e Samaria da parte di Gerusalemme.
La risoluzione infatti stravolge le regole del gioco: di fatto, abroga il Trattato di Oslo del 1993 e gli accordi interinali del 1995, che divisero Giudea e Samaria in area A e B, sotto il controllo dell'Autorità Palestinese; e area C, in cui sotto il controllo israeliano era prevista la possibilità di insediamento di comunità ebraiche. La questione degli insediamenti era demandata ad accordi fra le parti contendenti, assieme alla questione del "ritorno" dei discendenti dei profughi arabi che lasciarono Israele nel 1948, nonché allo status di Gerusalemme. Ma imponendo uno stato arabo palestinese senza precedenti negoziati bilaterali come fatto compiuto, e dichiarando unilateralmente gli insediamenti illegali, la Risoluzione 2334 ha spazzato via tutte le precedenti intese formali.

venerdì 16 dicembre 2016

Israele stringe le mani, mentre l'ANP è alle corde

Sta per chiudersi un anno orribile per l'Autorità nazionale palestinese. E il 2017 non si preannuncia migliore, per le casse esangui del fallimentare embrione di stato palestinese nato dagli Accordi di Oslo del 1993. Scioccati dall'incoraggiamento e supporto al terrorismo, gli Stati Uniti di Obama quest'anno hanno completamente tagliato le donazioni finanziarie a Ramallah: lo rivela il primo ministro palestinese Rami Hamdallah in un'intervista sconsolata ai media locali.
Secondo l'Esecutivo palestinese, i donatori stranieri hanno tagliato le contribuzioni in misura compresa fra il 62 e il 70% rispetto ad appena cinque anni fa; costringendo Abu Mazen a ridurre gli stanziamenti a favore delle famiglie dei terroristi palestinesi. Non a caso gli attentati ai danni della popolazione civile e militare israeliana quest'anno hanno subito un vistoso ridimensionamento.

mercoledì 30 novembre 2016

L'improbabile "diritto al ritorno" millantato dai palestinesi

Famiglia ebrea residente in Iran nel 1880 circa

Secondo le Nazioni Unite, nel 1948 si contavano circa 710 mila arabi che lasciarono il neonato Israele o furono indotti a farlo in conseguenza dello scoppio della Guerra di Indipendenza (seguita all'attacco degli stati arabi che rifiutarono la risoluzione ONU che dava vita a due stati - uno ebraico e uno arabo - in luogo della Palestina mandataria britannica, NdT). All'epoca - siamo immediatamente dopo la cessazione delle ostilità del secondo conflitto mondiale, c'erano circa 50 milioni di rifugiati in tutto il mondo. Ma tutti, nel tempo, trovarono una nuova dimora. Al contrario la questione palestinese, grazie al contributo onusiano, è peggiorato nel tempo, e oggi si calcolano ben 5 milioni di palestinesi che rivendicano lo stato di rifugiato.

giovedì 24 novembre 2016

In Israele stanno reinventando la ruota (e non solo)


Gal Fridman e il suo gruppo di lavoro stavano lavorando ad un nuovo processo di combustione interna. L'idea era sensazionale: un singolo pistone in continuo movimento risulterebbe di gran lunga più efficiente del corrente standard dei motore a scoppio. Ma «nessuno voleva prestarci ascolto», ricorda Fridman, cofondatore della start-up israeliana Aquarius Engines. Sono passati due anni e la società sta ora testando l'innovazione presso un laboratorio di ricerca di Formula 1 in Belgio. La Peugeot si è dichiarata interessata al motore, al pari di altri produttori di auto.
«Siamo alla terza generazione di motori per auto. Posso dire al momento che questo è molto potente».
Israele si è guadagnato la reputazione di "Start Up Nation", ma l'innovazione si concentra soprattutto nella tecnologia, nella sicurezza informatica e nel settore biomedicale. E ora, si espande in nuovi territori.
Ecco la storia di tre società che stanno innovando il settore dell'Auto.

sabato 1 ottobre 2016

Gli strafalcioni dell'Ufficio Stampa della Casa Bianca

L'Ufficio Stampa della Casa Bianca nelle ultime ore ha suscitato l'ilarità globale per un paio di uscite diciamo così "infelici". Sarà il clima da fine anno scolastico che si respira a Washington, sarà un brutto scherzo giocato dall'emozione per la scomparsa di uno statista di rilevanza storica come Shimon Peres; sta di fatto che i collaboratori di Obama hanno sommato errori ad errori.
Prima, hanno spedito il povero Obama a Tel Aviv, in compagnia dell'intera delegazione americana. Per fortuna la capitale israeliana dista una sessantina di chilometri, per cui non sarà stato difficile raggiungere il Monte Herzl per commemorare la scomparsa di Shimon Peres. Eppure, secondo la segreteria dell'Office of the Press, Barack Obama avrebbe dovuto partecipare ad un funerale a Tel Aviv...

mercoledì 28 settembre 2016

La storia degli insediamenti ebraici nel West Bank


Per "coloni" si intendono gli ebrei israeliani che correntemente vivono nei territori contesti del "West Bank". Come sono arrivati qui, e cosa la loro presenza comporta per il conflitto arabo-israeliano? La questione è più retorica che bellica, sebbene le armi utilizzate certo non manchino. Ambo le parti avanzano rivendicazioni sul territorio in questione, proponendo ora le norme del diritto internazionale, ora i vincoli storici, ora la successione ereditaria.
La retorica dei coloni si basa sul ritorno, e non sulla conquista. I coloni israeliani rivendicano il ritorno alle terre dove in precedenza abitavano i loro avi. Questo, secondo la retorica palestinese, impedisce la formazione di uno stato: sarebbe impossibile pervenirvi, senza rimuovere una comunità di oltre 400.000 persone.
Ma come siamo arrivati a questo punto? la trascrizione del video che proponiamo, propone la storia degli insediamenti ebraici in Giudea e Samaria.


Eccomi alla guida della mia auto, in quello che credo sia il luogo più strano al mondo. Ho appena lasciato Israele, per entrare nel West Bank. Se osservaste una cartina, notereste un groviglio di città e villaggi palestinesi, in verde; e di insediamenti israeliani, in blue.

martedì 27 settembre 2016

Ecco come funziona la barriera sotterranea difensiva israeliana

Come riportato qui a giugno, Gerusalemme sta lavorando ad una barriera sotterranea in cemento al confine con la Striscia di Gaza, che impedirà le incursioni dei terroristi palestinesi in territorio israeliano tramite i tunnel del terrore. La barriera difensiva sarà profonda diverse diecine di metri, e costerà poco più di due miliardi di shekel. Da tempo i residenti nell'Israele meridionale denunciano insistenti rumori del sottosuolo, che lascerebbero intendere un'incessante attività poco distante dall'abitazione dei civili israeliani, e che ha cagionato finora la morte di oltre 160 bambini palestinesi: periti per soffocamento, o per il collasso di costruzioni precarie.
Il sito Israellycool ha pensato bene di chiarire meglio il funzionamento di questo originale dispositivo difensivo. Spiegato come ad un bambino di quattro anni. Si trattava in partenza di concepire un sistema che impedisse ai loschi figuri nella parte superiore della figura qui in alto, di impartire la morte alle famiglie tipo quella riportata nella parte inferiore.
Per cui, come funziona la barriera sotterranea difensiva? nella figura in basso si vedono i terroristi di Hamas che raggiungono un tunnel appena costruito. Solitamente entrandovi attraverso un foro praticato in prossimità del lavandino del bagno di una famiglia complice e compiacente.