sabato 11 febbraio 2017

Ruspe in azione: nuove demolizioni di case palestinesi!

La polizia sta procedendo all'abbattimento di 50 case di altrettante famiglie di profughi palestinesi. Lo riferisce l'agenzia di stampa Palestine News Network, con sede a Betlemme, che denuncia il proposito di spazzare via le abitazioni regolarmente costruite, per far posto ad un'autostrada che collegherà i principali centri urbani. Le case sono lì addirittura dal 1948, e si trovano in un'area dove vivono circa 6.000 palestinesi, dediti perlopiù all'agricoltura.
Millantando misure di sicurezza, le autorità hanno iniziato già a novembre a costruire la prima frazione di un muro dell'apartheid, che isolerebbe la comunità locale, residente nei pressi di Ein Al-Hilweh. Noncuranti delle opposizioni locali, le autorità garantiscono che il muro sarà completato entro 15 mesi.
Secondo diverse organizzazioni per i diritti umani, l'iniziativa minaccia di sprofondare la comunità palestinese locale in una nuova crisi umanitaria. La Thabet Organization for the Right of Return invoca la mobilitazione internazionale.

martedì 7 febbraio 2017

Gli "insegnanti" dell'UNRWA ricascano nella celebrazione dell'antisemitismo

In Occidente ancora oggi c'é chi crede che l'UNRWA, l'agenzia ONU creata appositamente per i "profughi" palestinesi (sarebbero 30.000 oggi i superstiti del 1948; ma per una norma ad personam il numero è stato inflazionato a diversi milioni), serva ad alleviare le sofferenze di un popolo che ha pagato prima la persuasione perfida e strumentale delle nazioni arabe; e oggi l'indifferenza e il disprezzo delle medesime. Nella migliore delle ipotesi, insomma, l'UNRWA -  United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East - è un carrozzone tanto inutile quanto faraonicamente costoso. Nella peggiore delle ipotesi, è l'organizzazione tristemente nota per aver offerto ospitalità nel 2014 agli sgherri di Hamas e al loro arsenale bellico; per ammissione ufficiale quanto tardiva delle stesse Nazioni Unite.
Nel mezzo, fra una guerra e l'altra, l'UNRWA si diletta nella propaganda antisemita. Eroga lauti compensi al personale assunto, sulla carta per prestare insegnamento ai bambini palestinesi; nella realtà non di rado per fornire odiosi precetti antisemiti. È la denuncia scaturita da UN Watch, un "cane da guardia" che monitora minuziosamente l'operato delle agenzie collegate al Palazzo di Vetro, e che domenica ha pubblicato un nuovo, desolante rapporto.

domenica 5 febbraio 2017

La BBC continua a diffondere statistiche taroccate contro Israele

La settimana scorsa il giornalista israeliano Ben Dror Yemini ha pubblicato un articolo che svela un nuovo capitolo nella campagna diffamatoria anti-israeliana: «Il Consiglio Europeo, un organismo composto da tutti gli stati europei, più ampio pertanto dell'Unione Europea; ha adottato un rapporto redatto da Eva-Lena Jansson, membro del partito socialdemocratico svedese (SDP) che accusa Israele di essere coinvolto in un "terrificante schema di esecuzioni extragiudiziali apparentemente sistematiche" di civili innocenti. Il documento è basato sulle accuse della NGO Al-Mezan, sostenuta da Svezia, Svizzera, Danimarca, Norvegia e Olanda. La stessa NGO risulta sostenitrice del BDS, e parte della campagna di delegittimazione di Israele e di negazione del suo diritto all'esistenza.
Al solito, ci sono stati in Europa che finanziano organismi dediti in questa attività: all'apparenza di tutela dei "diritti umani", quando di fatto sono attivamente impegnati in una campagna di odio nei confronti di Israele».

venerdì 3 febbraio 2017

I calunniatori senza scrupoli si servono dei bambini per la loro bieca propaganda

Kris L. Doyle è una attivista palestinese. Sul suo profilo Twitter si vanta di «esporre i crimini disumani dell'Israele sionista nei confronti della popolazione palestinese, al fine di mantenere la loro brutale occupazione». Soltanto antisionismo, insomma: l'antisemitismo non c'entra.
Peccato però che il suo profilo sociale sia zeppo di manifestazioni di disprezzo e odio razziale, che con lo Stato di Israele non hanno nulla a che vedere: in una immagine gli ebrei (n.b.: non Israele...) sono raffigurati come serpi diaboliche, in un altra l'ebreo è raffigurato con il classico stereotipo dell'ortodosso con tanto di nasone e lineamenti sgraziati, altrove si minimizza l'Olocausto, o si compiono ripugnanti paralleli fra il nazismo e l'attuale governo di Gerusalemme. Ce n'é abbastanza per vomitare per il disgusto.

giovedì 2 febbraio 2017

Stavamo scherzando: nuovi insediamenti ebraici non si costruiscono da 25 anni!

Coloni ebrei sgomberati con la forza da una sinagoga di Amona
Si apprende dalla stampa una verità che sconvolgerà chi per anni ha accusato il governo di Gerusalemme (tutti i governi: a prescindere dal colore politico...) di costituire un ostacolo alla pace a causa dell'espansione degli insediamenti nei territori contesi di Giudea e Samaria (West Bank, per usare la definizione sorta all'indomani dell'occupazione militare giordana del 1948). Come forma di ristoro per la demolizione degli insediamenti illegali di Amona - illegali perché stabiliti su terreno di proprietà privata palestinese e non demaniale - il governo Netanyahu ha proposto la costruzione di residenze in un nuovo insediamento: il primo, dopo 25 anni.

lunedì 2 gennaio 2017

La Risoluzione 2334 affossa le prospettive di uno stato palestinese

di Moshe Dann*

Aspramente criticata da Israele e da più parti, la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU (UNSC) 2334 è stata giudicata una pugnalata alla schiena. È una pugnalata; ma al petto. Oltretutto, vista l'ostilità dell'amministrazione Obama e dei membri del Consiglio di Sicurezza, era prevedibile e inevitabile. Ironia della sorte, però, la risoluzione getta le basi per una legittima annessione di Giudea e Samaria da parte di Gerusalemme.
La risoluzione infatti stravolge le regole del gioco: di fatto, abroga il Trattato di Oslo del 1993 e gli accordi interinali del 1995, che divisero Giudea e Samaria in area A e B, sotto il controllo dell'Autorità Palestinese; e area C, in cui sotto il controllo israeliano era prevista la possibilità di insediamento di comunità ebraiche. La questione degli insediamenti era demandata ad accordi fra le parti contendenti, assieme alla questione del "ritorno" dei discendenti dei profughi arabi che lasciarono Israele nel 1948, nonché allo status di Gerusalemme. Ma imponendo uno stato arabo palestinese senza precedenti negoziati bilaterali come fatto compiuto, e dichiarando unilateralmente gli insediamenti illegali, la Risoluzione 2334 ha spazzato via tutte le precedenti intese formali.

venerdì 16 dicembre 2016

Israele stringe le mani, mentre l'ANP è alle corde

Sta per chiudersi un anno orribile per l'Autorità nazionale palestinese. E il 2017 non si preannuncia migliore, per le casse esangui del fallimentare embrione di stato palestinese nato dagli Accordi di Oslo del 1993. Scioccati dall'incoraggiamento e supporto al terrorismo, gli Stati Uniti di Obama quest'anno hanno completamente tagliato le donazioni finanziarie a Ramallah: lo rivela il primo ministro palestinese Rami Hamdallah in un'intervista sconsolata ai media locali.
Secondo l'Esecutivo palestinese, i donatori stranieri hanno tagliato le contribuzioni in misura compresa fra il 62 e il 70% rispetto ad appena cinque anni fa; costringendo Abu Mazen a ridurre gli stanziamenti a favore delle famiglie dei terroristi palestinesi. Non a caso gli attentati ai danni della popolazione civile e militare israeliana quest'anno hanno subito un vistoso ridimensionamento.